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INTERISTI: L'ERRORE DELL'ARBITRO E QUELLO DI RANOCCHIA



Il presidente dell'Inter, Massimo Moratti, ne è certo: la classe arbitrale è in malafede. Dure parole a cui ha risposto in maniera altrettando dura il presidente dell'Aia Nicchi: "Chi non crede in noi lasci il calcio"

E il famoso esperto di calcio Paolo Bonolis rivela l'esistenza di un "tavolino" (il famigerato "Grande Vecchio" non va più di moda. Forse, nel frattempo, è morto nda) che pilota palloni, falli ed ammonizioni nella direzione "giusta": favorire il Milan.

Se l'arbitro Gervasoni, in malafede, ha punito l'Inter con un rigore fasullo, si può parlare di malafede anche per il calciatore Ranocchia che, all'ultimo respiro della partita, da passi zero, ha fallito un gol che poteva fare anche mio nonno, buonanima, in carriola?

Il piano per portare in Champions i rossoneri prevedeva la squalifica di tre turni per Mario Balotelli? La colpa: una domanda.

Per gazarre ben più discutibili (vedi Schelotto) molto meno.

Miroslav Klose stende l'Inter. CHE L’ANTI-JUVE SIA LA LAZIO?




Brutta partita dei nerazzurri che vanno nuovamente al tappeto nell’anticipo dell’Olimpico deciso dal tedesco Miroslav Klose: non mancano gli episodi su cui recriminare per gli uomini di Stramaccioni, frenati da due legni colpiti da Guarin e Cassano oltre a un paio di decisioni arbitrali discusse.

I biancocelesti agganciano il Napoli a 33 punti.

Chissà che la prossima “anti-Juve” non sia proprio la squadra di Petkovic. Che sia la volta buona?

Congiure arbitrali: il silenzio dell'Inter sui favori

Per fortuna la musichetta della Champions e le gare di Europa League hanno un pò smorzato le grida.

Da una parte gli interisti sbraitano lamentando torti arbitrali e congiure dall'alto. Dall'altra quelli del "trenta sul campo" (gli juventini, insomma) sono pronti a scagliarsi contro l'arbitro di turno quasi a spaventarlo e, magari, fargli annullare indigesti ma regolarissimi gol. Sempre pronti inoltre a sguainare storie non proprio edificanti di prescrizioni.

La verità? Per uno sportivo la verità è che è vero che a Torino il gol della Juve era viziato da un evidente fuorigioco e che l'intervento ai danni di Ranocchia contro il Cagliari era da rigore.

Era regolare invece il rigore a favore dell'Atalanta nel turno precedente.

Non ha protestato l'Inter per il rigore non concesso al Chievo e per il gol di Pereira in fuorigioco; zero proteste anche per la rete di Montolivo annullata ingiustamente; silenzio sul rigore su Gomez nel match contro il Catania; idem sulla rete di Cambiasso al Bologna realizzata in posizione irregolare e per il terzo gol contro la Sampdoria viziato in partenza da un fuorigioco di Nagatomo.

Ultima riflessione: i rigori non sono gol!

Come dimostra il portiere dell'Inter Handanovic, il più bravo a neutralizzarli.



Talenti emergenti: anche Oscar per l'Inter?

Non solo Lucas e Casemiro, gioielli del San Paolo.

L'Inter tiene sotto osservazione anche Oscar, il trequartista dell'Internacional di Porto Alegre.

Agile, rapido, ha un passo svelto, si gira e cambia marcia, difende bene il pallone e non insiste sull'uno contro uno.

Alto un metro e 79 per un peso di 67 chili, a livello di struttura muscolare deve ancora potenziarsi, ma e' giovane e ha tutto il tempo per irrobustirsi.

Il club nerazzurro ha l'urgenza di smontare e ricostruire un motore che non funziona piu' e l'idea del presidente Massimo Moratti e' quella di intervenire dalle fondamenta e di ripartire dai giovani per ritrovare il binario giusto in tempi brevi.

Dopo l'acquisto del ventenne Juan, dunque, anche Oscar e' finito sulla lista dei possibili rinforzi del club lombardo.

La Serie A e' pronta ad accogliere un nuovo talento.

Scudetto 2006: la bacheca dell'Inter ricca ma inquinata

Scudetto 2006: nessuna revoca. Lo scudetto consegnato all'Inter rimane all'Inter.

Come al solito in Italia siamo imbattibili a dare il cattivo esempio e risolvere i problemi con delle toppe peggiori dei buchi, come ha fatto il Consiglio Federale della FIGC.

In poche parole, la morale di questa brutta storia è che non importa arrivare primi per vincere (l'Inter quell'anno arrivò terza a 15 punti dalla prima) se hai un amico ex tuo dirigente che comanda la giostra.

Moratti faceva meglio a restituirlo quello scudetto di cartone. Già una volta pare (nel 1922) inventarono, a giochi fatti, un regolamento ad hoc per salvare l'Inter arrivata ultima e destinata alla retrocessione.

Pochi anni fa il caso Recoba il cui passaporto fu falsificato per farlo giocare, con sanzioni comminate al giocatore e ad Oriali ma non alla società.

Adesso lo scudetto a tavolino.

La bacheca dell'Inter è certamente ricca, ma anche inquinata.

Da Mourinho a Benitez: all'Inter nessun pirla?


Ai tempi Mourinho si presentò all'Inter col famoso «Non sono mica un pirla!», che costrinse la società nerazzurra a lavorare come lui voleva.

Moratti si svenò, lui vinse tutto, ma poi salutò (non essendo mica un pirla) e, compiuta la missione più importante (la vittoria in Champions League) se ne andò a Madrid, sulla sponda più nobile, quella dei "bianchi" del Real.

Benitez non fu così fermo e non avanzò pretese, perciò venne trattato come un pirla.

Ma, a dimostrazione che, nonostante le apparenze, pirla non era, aspettò, vinse due titoli (compreso quello intercontinentale) e poi picchiò i pugni sul tavolo e dettò le condizioni per restare, altrimenti saluti (costosi) e grazie.

Fu salutato con (ricca) buonuscita. A questo punto un dubbio sorge spontaneo: ma chi sarà il pirla rimasto all'Inter?

L'Inter schianta gli africani del Mazembe: è Campione del Mondo per Club


Tutto facile per l'Inter. I nerazzurri schiantano il Mazembe per 3-0 e dopo 45 anni riconquista lo scettro di Campione del Mondo per club. Una vittoria netta, su avversari tecnicamente inferiori. Ma non per questo meno bella: i nerazzurri chiudono un superbo 2010 da cinque trofei (per il jackpot è mancata solo la Supercoppa Europea), chiuso in modo degno dopo tanti patemi. Alla festa manca solo Milito, che manca tre occasioni facili
Il successo di Benitez, che ha ripreso in mano una squadra che gli era sfuggita in campionato. Dei giocatori tutti, con Eto'o di nuovo decisivo. E soprattutto di Moratti, che ripercorre le orme di papà Angelo anche fuori dall'Europa.

La cronaca del match si colora di nerazzurro sin dall'inizio. Primi minuti di studio e al 13' il vantaggio: pallone filtrante di Eto'o per Pandev, Mihayo cicca e il macedone può infilare con il mancino. I congolesi, che avevano cercato l'aiuto delle divinità nelle preghiere pre-partita, sono combattivi ma hanno vuoti tattici quasi imbarazzanti. Zanetti serve Eto'o, e il marcatore principe (19 gol in stagione) infila all'angolino con un destro millimetrico. E se l'altro Principe - Milito - avesse finalizzato almeno una delle due colossali occasioni da rete, il match si sarebbe chiuso nei primi 45'.

Non che accada qualcosa che faccia pensare ad un incredibile ribaltone. Ma nella ripresa Kabangu e Kaluyikuta chiamano i compagni alla riscossa: il primo con decine di cross calibrati dalla fascia destra, il secondo con conclusioni pericolose. Ma il senso del gol riposa altrove e il punteggio non cambia. Così è l'Inter a triplicare in chiusura, con il neo entrato Biabiany che sfrutta un gioiello in verticale di Stankovic e insacca da pochi metri.

Quando l'arbitro Nishimura fischia la fine, i giocatori dell'Inter alzano le braccia. Non sarà la Champions League, e forse nemmeno la Coppa Italia. Ma è un trofeo che marchia in modo indelebile una stagione indimenticabile.


IL PESO SPECIFICO DELLA VITTORIA – L’unico problema reale di questo trionfo è misurarne la consistenza. Il Mazembe era un avversario che su un ring avrebbe dovuto buttare la spugna per manifesta inferiorità tecnica, fatto che non può cancellare tutti gli interrogativi sulla miracolosa guarigione nerazzurra tanto sbandierata in queste ore.
Ad allontanare le nubi – anche sul futuro dell'allenatore – sarà molto più probabilmente il mese di gennaio, quando un calendario fitto e il ritorno del campionato imporranno all’Inter di scoprire le carte. Qualche incognita, specie sulle condizioni fisiche di gente ancora in fase di recupero come Milito, Thiago Motta e Maicon, resta eccome. Ma non è certo colpa dell’Inter, se la finale si è disputata in queste condizioni. Semmai, era un azzardo vincolare il futuro di un tecnico in bilico come Benitez a due sfide con Seongnam e Mazembe.

I NUMERI DI UN TRIONFO - Tanto vale chiudere una finale dai mille numeri, con numeri che resteranno a lungo. L’Inter vince per la terza volta il titolo mondiale, dopo gli exploit leggendari contro l’Independiente targati 1964 e 1965. L’Italia sale a quota 9, tornando davanti a tutti a tre anni di distanza dal successo milanista del 2007. Ma non solo. I nerazzurri conquistano il quinto titolo del 2010 dopo lo Scudetto, la Coppa Italia, la Champions League e la Supercoppa Italiana. Soltanto uno in meno rispetto al Barcellona che un anno fa vinse anche la Supercoppa Europea. Quello che conta però è aver chiuso degnamente una stagione che pareva essersi messa sui binari più sconnessi. E che, forse, ha trovato la svolta al crocevia giusto, contro il migliore degli avversari possibili. Complimenti all' Inter, tornata sul tetto del mondo…