Visualizzazione post con etichetta sky. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sky. Mostra tutti i post

LA CUCINA IN TV: ALESSANDRO BORGHESE

Nato a San Francisco nel 1967, lo chef rock'n'social ALESSANDRO BORGHESE è figlio dell'attrice Barbara Bouchet e di Luigi, che gli ha trasmesso l'amore per la cucina.

Dopo il diploma all'American Overseas Scholl di Roma, lo chef si è imbarcato per tre anni sulle navi da crociera.

Le sue esperienze culinarie continuano a San Francisco, New York, Londra, Parigi, Copenaghen, Roma e Milano.

AB Normal è la sua società di catering e food consulting.

A Milano ha aperto un pastificio artigianale e il ristorante "Alessandro Borghese- Il lusso della semplicità".

E' uno dei tre giudici dell'edizione italiana di JUNIOR MASTERCHEF, conduce ALESSANDRO BORGHESE 4 RISTORANTI e ALESSANDRO BORGHESE KITCHEN SOUND.

Tra i programmi che ha condotto Alessandro Borghese anche FUORI MENU', ALE CONTRO TUTTI  e CUOCHI E FIAMME.

Inoltre ha partecipato come giurato a LA NOTTE DEGLI CHEF.

Ha pubblicato L'ABITO NON FA IL CUOCO (Best Bur) e TU COME LO FAI? (Mondadori).

Vita privata? E' papà di Arizona e Alexandra.

BLACK MONDAY - PAURA E DELIRIO A WALL STREET

BLACK MONDAY.

Wall Street, fine anni '80. Il lunedì nero del titolo è il 19 ottobre 1987, quando i mercati mondiali crollarono del 22%, più del doppio del martedì nero del 1929.

La serie abrasiva sul crollo del borse in onda su SKY ha per interprete principale Mo, interpretato da Don Cheadle, operatore di borsa politicamente strascorretto.

In tuta Adidas di puro acetato, capelli afro e collanone d'oro, sniffa cocaina da una Nes Light Gun della Nintendo, viaggia in Lamborghini, dice cose immonde sull'Aids.

Un tizio completamente pazzo, perfetto per quegli anni '80, tra decadenza e avidità, che hanno ispirato Oliver Stone per l'iconico WALL STREET, Martin Scorsese con THE WOLF OF WALL STREET, e il meno conosciuto 1 KM DA WALL STREET.

Purtroppo non è difficile credere che le malefatte descritte in BLACK MONDAY resistano ancora ai giorni d'oggi, perchè più le cose cambiano, più rimangono le stesse. Chi crea instabilità ha poca coscienza e la fa sempre franca.

BLACK MONDAY  affronta argomenti seri, e per farli digerire al pubblico usa l'umorismo intelligente e corrosivo, anche in modo esagerato, l'unica arma con cui far riflettere.


Certo per quanto riguarda la società gli anni '80 sono lontani anni luce. Le battute di allora oggi verrebbero bollate come razziste e sessiste. E allora non si salvava nessuno: neri, donne, asiatici, omosessuali, disabili.

Colonna sonora in perfetto stile anni '80 e un piccolo dettaglio biografico sul protagonista. Nel 1987, mentre tutto crollava, Don Cheadle girava HAMBURGER HILL - COLLINA 937.

Infine una curiosità: quello che sniffano davvero sul set è vitamina B12 . Una montagna.

TIN STAR, CON TIM ROTH IN GRANDE FORMA

Ti sei ripromesso di renderle onore in tutti i modi, ma quella stella di latta che ti appiccano sul petto quando fai lo sceriffo, come hanno scoperto molti prima di te, non è antiproiettile.

E non è nemmeno la garanzia di fare la cosa giusta.

Sono tutte cose che Jim Worth, ex detective della polizia di Londra con un passato da alcolista, sa benissimo. Si è trasferito con la famigliola, per sfuggire ai suoi guai, nella cittadina di Little Big Bear sulle Montagne Rocciose canadesi.

E sperava che nella quiete di una cittadina montana sarebbe stato tutto più facile.

Beh si sbagliava. Ecco perché ha caricato in auto tutta la famiglia e sta cercando di scappare. Sarebbe stato meglio però fare benzina per tempo. Alla prima sosta sono già arrivati i cattivi, nella forma di un tizio di bianco mascherato pronto a scaricare il revolver sulla loro auto.

Volete sapere come ha fatto il povero Jim Worth (interpretato da Tim Roth), tra un bicchierino e un altro, ad arrivare a questo punto?

Allora dovete guardare Tin Star (Stella di latta, appunto) che va in onda tutti i martedì alle 21,15 su Sky Atlantic HD. Infatti la serie parte à rebours e poi torna a un anno prima del fattaccio, quando il sogno di una vita tranquilla sembrava ancora alla portata di Worth. E dopo vi racconta la sua discesa all'inferno, iniziata quando una potente multinazionale petrolifera arriva in città.

La serie sembra ben riuscita, pur senza essere un capolavoro.

Da un lato c'è Tim Roth, oltre che Christina Hendricks con tutte le sue curve, che con la sua recitazione riesce da solo a rendere interessante anche una serie sui pali della luce.

Dall'altra c'è una trama che è molto western e che occhieggia a Fargo, con una spruzzata di TwinPeaks.

UN VIAGGIO IN UNA LONDRA GOTICA: TABOO

Londra, 1814. Ricompare nella grigia città il misterioso James Keziah Delaney (Tom Hardy) subito dopo la morte del padre, ritornando dall'Africa. Per tuttti, a partire dalla sorellastra (interpretata dall'affascinante Oona Chaplin, dalla bellezza enigmatica), è come se fosse riapparso un fantasma.

Da anni non si avevano sue notizie certe e per di più è sospettato di praticare stregonerie, di soffrire della stessa instabilità mentale del padre, che possedeva una compagnia commerciale.

Una compagnia che per quanto scalcinata e ormai male in arnese si ritrova tra i possedimenti una strategica baia in Canada che fa gola alla potentissima Compagnia delle Indie...

Abbastanza per far sì che il misterioso Delaney inizi a porsi seriamente il dubbio che il padre sia stato ucciso.

Se cercavate una serie se vi portasse nella Londra  più gotica di sempre, Taboo fa per voi. In Italia la prima stagione va in onda su Sky Atlantic HD ed è disponibile anche su Sky on demand.

In Gran Bretagna, dove è trasmessa dalla Bbc, intanto hanno già confermato altre due stagioni. Tom Hardy (magari ve lo ricordate nella parte del villain in The Revenant o dello psicopatico Bane in IL CAVALIERE OSCURO - IL RITORNO ) interpreta il misterioso James Keziah Delaney.

Al di là della trama, particolare e coinvolgente, il meglio della serie sono le ambientazioni, la ricostruzione di una Londra febbrile, fumigante e tisica. E poi la fotografia che trasforma ogni interno in un quadro fatto di luci ed ombre.

I potenti burocrati della Compagnia, poi, sembrano essere l'incarnazione del male economico (quelle multinazionali odierne capaci di competere anche con i Governi) sognata da qualunque complottista...

Ecco, sino a che il «complotto globale» è un gioco e serve a fare buona televisione ci può anche piacere

ALLE DONNE IL CALCIO IN TV



Battuta pronta, bella presenza, sguardo incantatore e fiero, meglio se con un passato sportivo ma comunque con la grande dote di tenere testa a uomini inferociti e di comprendere battute e frecciatine dei medesimi.

Sono le donne che dirigono il calcio in Tv. Non mi riferisco alle vallette, sia chiaro. A loro è richiesta una presenza gradevole, sorridente e muta, da fidanzate trascinate allo stadio.

Senza arrivare alle esagerazioni della giunonica Marika Fruscio, capace di presentarsi a Diretta Stadio quasi con le tette al vento (mancava poco. A occhio e croce un millimetro. Di stoffa sottile).

Le conduttrici, invece, sono attive, competenti, rispettate in un mondo maschio per tradizione e vocazione.

La bionda ed elegante Paola Ferrari, che conduce "La Domenica Sportiva" issata su un assassino tacco 12, è considerata la regina, ma ci sono anche Ilaria D'Amico di Sky, Simona Rolandi a Dribbling, Simona Ventura, Monica Vanali,  non dimenticando i tempi leggendari dell'Alba Parietti che accavallava gambe mozzafiato sul famoso sgabello.

Fino ad arrivare alla più contemporanea, la coraggiosa Victoria Cabello, capace di sperimentare, che fino alla stagione sportiva e televisiva scorsa conduceva "Quelli che il calcio".

Peccato (senza nulla togliere al simpatico Nicola Savino) non poter più puntare i riflettori sulla sua inconfondibile frangetta.

TERRANOVA (2011)

Corre l'anno 2149 e, come ci immaginiamo spesso, c'è poco da ridere: il mondo sovrappopolato e super industrializzato sta morendo, molte specie animali e vegetali sono già estinte.

Il futuro dell'umanità è incerto, manca l'aria (si respira grazie ai Re-Breathers, apparecchi che forniscono l'ossigeno necessario nda) ed è vietato mettere al mondo più di due bambini.

Una vita d'inferno.

L'unica possibile salvezza è un paradosso temporale, un portale per viaggiare nel tempo che si apre solo una volta l'anno in un arco di venti minuti.

Così la famiglia Shannon, capitanata da Jim (Jason O'Mara), ex poliziotto finito in prigione, decide di prendere moglie dottoressa Elisabeth (Shelley Conn) e figli (due ragazzi più una bimba clandestina, alla faccia dei divieti) e di scappare attraverso il portale del tempo.

Ovvero di catapultarsi in un'era, Eden, in cui ancora nulla era iniziato, per salvare se stesso, i suoi cari e soprattutto, che non guasta, l'intera umanità.

Così i nostri si ritrovano in un passato remoto, lontano 85 milioni di anni. Un paradiso.

Si fa per dire.

Jim e la famiglia devono sopravvivere in un ambiente preistorico ed ostile, popolato innazitutto dai dinosauri assetati di sangue e da un gruppo di temibili quanto terribili umani, i Sixers capitanati da Mira (Christine Adams), ribelli che cercano di infiltrarsi nel campo dei colonizzatori ufficiali, i pionieri guidati dal Commander Nathaniel Taylor (Stephen Lang, il cattivissimo di AVATAR), la cavia che ha attraversato il portale per primo.

Un kolossal FOX  firmato da Steven Spielberg da 150 milioni di dollari (il solo plot aveva un budget di 20 milioni di dollari), spese giustificate dalla massiccia presenza di F/X, dinosauri, foreste, alloggi alternativi e tecnologie sofisticate mischiate con sentimenti, terrore, tradimenti, intrecci ed intrighi, per cercare di capire gli errori dell'umanità, ma senza tempo da perdere.

Nonostante il cast non offrisse grandi star è stato sicuramente lo show televisivo più sofisticato del 2011.

Marco Belinelli parla della sua stagione

'Non siamo la squadra dell'anno scorso, abbiamo cominciato male la stagione e ora dobbiamo dare tutto per concluderla al meglio possibile'.

Marco Belinelli, ai microfoni di Sky, fa serena autocritica parlando dell'andamento dei suoi New Orleans Hornets, che dopo la trade che ha portato il playmaker Chris Paul a Los Angeles (sponda Clippers) hanno perso il faro della franchigia e stazionano ora negli ultimi posti della propria Conference: 'Nella passata stagione eravamo una squadra piu' completa, avevamo Paul e West, due pedine molto importanti'.

Lo scorso weekend c'e' stato l'All Star Game ad Orlando, manifestazione che il Beli ha guardato da casa: 'Sogno un giorno di poter essere anche io protagonista: ho visto la gara del tiro da 3 e mi sono detto: 'cavolo, vorrei esserci anch'io'.

Chissa', magari il prossimo anno o piu' avanti'. Ce lo auguriamo per il basket italiano.

THE PACIFIC

"The Pacific" è la serie televisiva di guerra più costosa della storia (un budget di oltre 150 milioni di dollari nda). La serie televisiva di guerra più bella della storia.

Ancora HBO e, dopo "Band of Brothers", che per la verità preferiamo, più classica e meno dirompente, ancora Tom Hanks e Steven Spielberg che producono in questa serie televisiva di 10 puntate incentrata sulla Seconda Guerra Mondiale, nel suo teatro di guerra meno conosciuto, quello del Pacifico (mentre l'altra raccontava gli avvenimenti dello scenario europeo nda).

Capolavoro che conferma come la tv, in certi rari casi, supera per potenza espressiva e incidenza il cinema.

Un pugno di giovani attori di grande talento sul fronte (Joe Mazzello su tutti), in tutti i sensi, una regia e una scenografia clamorosa, una sceneggiatura complessa e anche moralmente ambigua e dolente, ma è la guerra bellezza!

La serie, girata in Australia, è stata trasmessa in prima visione negli Stati Uniti dal canale via cavo HBO dal 14 marzo 2010, mentre in Italia è stata trasmessa da SKY a partire dal 9 maggio 2010.

Insomma, una bomba.

TRAMA:
L’odissea di tre marines degli Stati Uniti, la cui esperienza nel Pacifico incarna la natura unica di quel teatro di guerra, mettendo il risalto quanto fosse diverso dal fronte europeo. La storia è stata liberamente tratta dai ricordi di due veterani. I titoli di testa si aprono lungo il solco di un carboncino nero. Le schegge di china si trasformano in zolle di terra, i tratti in lineamenti umani, le macchi d’inchiostro in macchie di sangue. A precedere la sigla, un breve inserto documentaristico con l’entrata in guerra degli Stati Uniti dopo l’attacco di Pearl Harbor del 1941. Seguirete così la guerra del Pacifico, fra parole ruvide ed immagini laceranti.